Afrodite

Al giorno d’oggi crediamo di essere in grado di controllare tutto. Abbiamo in mano strumenti che ci consentono di verificare in ogni istante le cose che intendiamo sorvegliare e così pensiamo di poter gestire anche le nostre emozioni. Il condizionamento sociale e l’educazione ricevuta sono talmente potenti che ci convinciamo di poter disciplinare i nostri sentimenti. Con la lettura della figura della dea Afrodite vogliamo porci questa domanda: è possibile riuscirci?

Ci sono persone che dicono di poter controllare le proprie emozioni, di riuscire a rimanere distaccati e di non lasciarsi coinvolgere. Impostano già una conoscenza con dei limiti a priori imponendosi di non far entrare l’altro all’interno di quella sfera che loro proteggono e che hanno deciso di lasciare inviolata. Semplicemente non vogliono legami perché interpretano il legame come qualcosa di costrittivo, soggetto alla volontà dell’altro e interpretando, in alcuni casi, il rispetto che devono come una costrizione, esigendolo però fermamente per sé stessi e per ciò che hanno stabilito essere il loro spazio di libertà. Coloro invece che si approcciano alla nuova conoscenza con l’animo aperto di chi vuole sentire tutte le sensazioni restano perplessi di fronte a questi confini, incapaci di comprendere come si possa impedire alle emozioni di emergere. Questi atteggiamenti, da entrambe le parti, possono generare ferite a meno che l’uno non acconsenta alle motivazioni dell’altro. Poi ci sono quelli che quando ti vedono soffrire per amore ti suggeriscono di dimenticare e dicono: “non dovresti sentirti così”, generando in te quindi un senso di inappropriatezza; oppure dicono: “puoi smettere di amarlo, è solo questione di volontà” e quindi ti senti incapace, in difetto, perché tu certe emozioni non riesci a soffocarle.

Afrodite fa innamorare il mondo. Il suo potere è quello di decidere chi dovrà innamorarsi e di chi. Nessuno le sfugge. Zeus si innamora di donne mortali, Poseidone perde ogni controllo. Gli uomini arrivano a muovere eserciti e a scatenare guerre in nome dell’amore. E nessuno riesce a non subire tale volontà. Per lei è anche un gioco, una sfida, dimostrando così che ci si può innamorare di chiunque, sfatando le proprie convinzioni, mandando all’aria progetti, sovvertendo l’idea che ci siamo fatti del nostro compagno ideale.

Afrodite quindi dell’amore ne conosce tutti i segreti, li sa gestire per gli altri. Per sé stessa invece non ne è capace. Per ritorsione di Zeus però lo proverà anche lei, subirà nell’innamoramento la vendetta del dio e dovrà provare tutto ciò che lei provoca.

Afrodite si innamora di un semplice pastore, Anchise, che sarà il padre di Enea, capostipite di un popolo glorioso. Lo vede da lassù, dall’Olimpo, e perde la testa. Scenderà sulla terra e lo avvicinerà e, senza rivelarsi, catturerà il cuore del pastore. Come poter resistere al fascino di Afrodite? Ma lei, continuando a non avere padronanza di sé, durante una notte d’amore rivelerà la sua identità. Poi sparirà, lasciando Anchise custode di quel segreto che lei si è fatta promettere di non rivelare mai: lui, semplice mortale, è stato amato da una dea, nientemeno che la dea dell’amore. Difficile mantenere tale segreto e con il rivelarlo Zeus lo punirà con un fulmine che lo deturperà per sempre: chi dice che sia diventato zoppo e storpio, chi cieco e chi invece invecchiato precocemente.

Afrodite quindi sperimenta l’innamoramento, quella irrefrenabile passione che la porterà a non riuscire a dominarsi. Se non può controllarsi la dea dell’amore, figuriamoci noi. Cosa quindi possiamo fare? La nostra volontà cosa può disciplinare?

Possiamo decidere se agire o meno.

Afrodite decide di agire: scende dall’Olimpo e avvicina Anchise. Lei è una dea e tornerà ad esserlo; lui ne rimarrà segnato a vita.

Ecco cosa possiamo fare: decidere se rivelare il nostro sentimento accettando l’incertezza che sia ricambiato; non rivelarlo e mantenere quella distanza che chiede l’altro; uscire dalla relazione, di qualsiasi intensità essa sia, e lasciarla estinguere.

Qui sta il difficile: prevedere le conseguenze di ciò che sceglieremo. Immaginare quali ripercussioni la scelta di rivelare i nostri sentimenti avrà sull’altro. Oppure contemplare quanto inciderà in noi l’eventuale rifiuto. Altrimenti quanto ci costerà mantenere tutto dentro e sopportare quella carenza di attenzioni che invece desideriamo ricevere. Comprendere anche se saremo in grado di lasciarci alle spalle quella persona ben sapendo che continuerà a rimanere dentro di noi per sempre.

A seconda della scelta potremmo evitare chi un giorno ti verrà a dire: “hai sbagliato a confessare i tuoi sentimenti”; oppure scongiurare un’ulteriore sofferenza negandosi al legame.

Ci permettiamo in conclusione di dire che non è possibile controllare le nostre emozioni, chi ne è convinto in realtà le sta negando a sé stesso e sta facendo una scelta anche per l’altro. Nessuno può giudicare questa decisione perché è frutto del passato e degli strascichi che ha lasciato nel presente. Però, per carità, lasciamo che certi turbamenti si creino, ascoltiamoli e lasciamo che ci inondino e ci travolgano. Perché magari un giorno non avremo alcun dubbio su come sia meglio agire.


Categories:

Tags:


Comments

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *