Atena

Nessun dio e nessuna dea nacque come Atena. Nessuno può nascere come nacque Atena. Nessuno, se leggiamo il mito senza interpretarne il significato, limitandoci solo a collocare questo evento in termini limitatamente biologici. Ci piace pensare che qualcuno possa riconoscersi in questa dea, qualcun altro invece capisca di stare assistendo a una nascita, mentre altri potrebbero scoprire che è arrivato in loro il tempo di rinascere.

Vi siete mai sentiti inghiottiti? Oppure avete inghiottito?

State parlando con un amico, un conoscente, un compagno o una compagna, di un argomento che voi ritenete importante, che vi sta coinvolgendo e di cui vorreste condividere il pensiero. L’altro però cambia discorso, alle volte in modo sbrigativo magari anche infastidendosi; oppure vi fa capire un “basta” sorridendo e prendendovi la mano. Lì per lì siete rimasti perplessi, senza capire, e magari avete lasciato correre, pensando che non fosse il momento, che l’altro non fosse nello spirito giusto e quindi avete taciuto. Ecco, siete finiti inghiottiti. E non solo.

Inghiottire. Ovvero chi vi ha fatto zittire vi ha ingoiato, ha preso possesso della vostra volontà e l’ha nascosta e trasformata nel vostro silenzio; ha scelto di non sentire. Viceversa voi avete ingoiato quella spiacevole sensazione, avete sopportato, avete subito la volontà dell’altro. Quindi, sebbene promossa da uno solo di voi, in realtà entrambi inghiottite.

Nella Teogonia di Esiodo si racconta che Zeus corteggiasse con bramosia Metis, dea dell’intelligenza, inseguendola dappertutto, e che lei, per sfuggirgli, cambiasse di volta in volta forma. Era così accecato dalla passione che ignorò la profezia dell’oracolo che lo avvertiva che con lei avrebbe generato una figlia, grande e forte quanto lui e poi un figlio che lo avrebbe però spodestato. Dopo aver giaciuto con lei, soddisfatto il desiderio, Zeus, per scongiurare il pericolo, la ingannò, inducendola a trasformarsi in una goccia d’acqua, e poi la ingoiò. Metis, seppur nascosta agli occhi del mondo, non tacque: continuò a parlare e a dare buoni consigli a Zeus. All’interno del dio partorì una figlia per la quale forgiò un elmo e uno scudo. Ma quando la crescita fu completa, Zeus all’improvviso venne colpito da un lancinante mal di testa. Efesto corse in suo aiuto e con un’ascia provocò una spaccatura e Atena ne uscì in piedi, urlando, completa e già adulta; dea in armatura, con elmo, scudo e mantello.

La ricordiamo come la divinità della guerra strategica ma Atena fu molto, tanto di più. A lei si attribuisce l’invenzione dell’aratro e del rastrello, la coltivazione dell’olivo, l’invenzione delle arti della musica e della danza, nonché del flauto. Lei è la vergine pura che impersonifica la luce del cielo, la lucidità d’ingegno, la prudenza e l’astuzia. Elargisce fecondità alle donne nel matrimonio e veglia sulla nascita e la crescita della prole. Protegge la città, purificando l’aria e mantenendo la salute pubblica, allontanando le malattie e le infermità, favorendo, come Zeus, il crescere e il perpetuarsi delle genti e delle famiglie. Accanto a Zeus, essa veglia sul buon governo delle città, protegge le costituzioni e le leggi.

Tutto questo e molto di più era Atena, e come da profezia, grande e forte al pari del padre Zeus, con lui e sempre al suo fianco.

Atena quindi rappresenta l’autonomia, l’evoluzione del sé che va oltre l’infanzia, l’attaccamento e la maschera. È la maturità completa. È tutto in un’unica divinità come se quella rinascita fosse rivincita, assoluta indipendenza e consapevolezza. Rinasce da una Metis zittita solo in apparenza, ingoiata dopo aver tentato di sfuggire più volte alla violenza cambiando la propria forma, adattandosi per la necessità di rimanere viva. Nonostante la sua intelligenza è stata travolta dall’adulazione melliflua del dio, perché la lusinga può vincere anche sui più scaltri.

Potrebbe quindi accadere anche a noi? Ci piace pensare di sì anzi vogliamo credere che possa avvenire.

Quando siamo educatori, genitori o insegnanti, avvertiamo un momento in cui non c’è più bisogno del nostro supporto, un momento in cui l’altro è pronto per camminare sulla propria strada. Quando ci accompagniamo a qualcuno può accadere lo stesso. Se il viaggio insieme ha rappresentato un sostegno reciproco di crescita, uno dei due può sentire un giorno il bisogno di lanciarsi al di fuori del rapporto e rinascere. Non è tradimento, non è ingratitudine, è evoluzione e dobbiamo capire che a quel miglioramento abbiamo contribuito anche noi. Andarne orgogliosi è un percorso difficile ma se riuscissimo a farlo, il legame con l’altro non potrà che diventare più solido.

Ma prima di rinascere siamo stati inghiottiti. Non crediate però che nell’altra persona non abbiate instillato una traccia, un sentire che qualcosa di quel discorso zittito è rimasto e che forse riaffiorerà molto tempo dopo, anche quando quella persona non sarà più vostra amica o compagna.

E qui adesso nascete voi, dovete nascere voi. Interi, completi. Perché come Atena voi non siete stati chiamati né accolti. Voi vi siete manifestati, avete occupato il vostro spazio, esigendolo perché siete contenuto e non dovrà esserci un contenitore che vi possa trattenere. Sarete padroni di voi e di quello che avete da dare e da insegnare. Rinascerete da ciò che avete nascosto, soppresso e taciuto, questa volta consapevolmente più forti e potenti, da quella intelligenza madre che non si è sopita ma che ha costruito.

Ha costruito voi e nessuno potrà più farvi tacere.


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Comments

Una risposta a “Atena”

  1. Avatar IGS

    Qua scatta un pò di malinconia, ma anche un’ innocua rabbia, quella che ti fa dire “basta”. Pensi a tutte quelle volte che hai taciuto per non creare problemi, o per paura di sembrare noioso o fuori luogo. Mi ha fatto ricordare il peso di quelle parole non dette, che restano lì a girarti nella testa.
    La parte su Atena che esce dalla testa di Zeus, fa capire che il silenzio non è una sconfitta, ma può essere come un grembo dove le idee crescono in segreto, più forti. Forse c’è bisogno di credere, un giorno, di poter uscire così, completi e in armatura, senza chiedere il permesso a nessuno, per non farsi più “inghiottire”.

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