Eco e Narciso

Ormai la definizione di narcisista la conosciamo tutti. Molti di noi hanno scandagliato le proprie amicizie, conoscenze e i propri familiari per individuare chi di loro potesse avere quel profilo con cui non riusciamo proprio ad interagire. Vediamo se, attraverso il mito che gli ha dato il nome, riusciamo a chiarirci le idee, senza però smettere di farci domande. Piuttosto concentreremo l’attenzione sulla figura di Eco, forse meno conosciuta ma protagonista responsabile nel mito e delle dinamiche relazionali cosiddette “tossiche”. Dopo di che ognuno troverà le proprie risposte.

ECO E NARCISO

Immaginiamo di essere uno specchio. Esatto, quello specchio che ogni giorno ci riporta la nostra immagine. Noi saremo invece uno specchio che vedrà anche oltre o almeno cercheremo di farlo.

Davanti a noi c’è una donna.

Questa donna è Eco, colei che nel mito è una ninfa che vive assieme agli Dei dell’Olimpo. Ovidio la descrive come una fanciulla bellissima e dotata di una voce meravigliosa. Per questo motivo Zeus le chiedeva spesso di distrarre Era, sua moglie, così che lui potesse sollazzarsi con le altre ninfe. Quando Era lo scoprì non potette vendicarsi con Zeus perché Dio di tutti gli Dei, così punì Eco privandola della possibilità di pronunciare parole proprie e condannandola a ripetere gli ultimi suoni uditi.

Davanti a noi adesso si sta specchiando un uomo.

Quell’uomo è Narciso, colui che nel mito nacque da un rapporto violento che il Dio del fiume ebbe con sua madre. Nasce bellissimo, cresce ammirato e compiaciuto, ma lui indistintamente respinge e disprezza tutti. Quando la madre di Narciso chiese all’indovino Tiresia se suo figlio avesse potuto vivere a lungo, egli rispose: “Purché non conosca sé stesso”.

Immaginiamo ora di vederli incontrare, noi che siamo sempre il loro specchio.

L’incontro è un crudele equivoco: lui le chiede “Chi sei?” e lei ripete “Chi sei?”.

I due personaggi sono evidentemente fra loro incompatibili perché fra loro non ci potrà mai essere un dialogo e quindi un contatto. Se Narciso è colui che incarna la totale e pura identità perché solo innamorato di sé stesso e quindi concentrato sull’io, Eco è all’opposto la pura alterità ovvero colei che modula sé stessa sulla base dell’altro.

Paradossalmente opposti e simmetrici allo stesso tempo. Due facce della stessa medaglia.

Narciso è condannato all’autodistruzione in quanto si innamora della sua immagine riflessa in uno specchio d’acqua ed impazzisce quando capisce che non gli sarà mai possibile realizzare quell’amore. Ne morirà e continuerà anche nel regno dell’Ade a specchiarsi per l’eternità nel fiume Stige. La profezia si avvera per mezzo della Dea Nemesi che, accorsa a rendere giustizia a Eco, attira con l’inganno Narciso presso una fonte.

Detto questo ci chiediamo cosa sarebbe accaduto a Narciso se non avesse mai incontrato Eco, colei che in fondo non è altro che lo specchio “sonoro” nell’incontro.

Eco concorre da protagonista al fallimento di questa relazione perché ella non fornisce alcun contributo, non alimenta il legame con il proprio valore, non arricchisce l’incontro con la propria personalità. Ella piuttosto contribuisce ad accrescere in Narciso la sua eccessiva autostima e autoreferenzialità.  Eco stessa è autoreferenziale perché, incapace di concentrarsi su sé stessa, accondiscende sempre e solo alle parole di Narciso.

Narciso comunque sia è cresciuto, certo evitando tutti, non mescolandosi con gli altri, non entrando quindi mai in relazione con nessuno. In questo modo da un lato certamente si è protetto ma dall’altro è convinto che nessuno lo potrebbe apprezzare per quell’immenso valore che si attribuisce. Ci chiediamo quindi se coloro che lo hanno avvicinato fino a quel momento non siano come Eco e che abbiano invece riconosciuto in lui una personalità chiusa e invalicabile, dalla quale allontanarsi piuttosto che coinvolgersi.

Quando Eco scorge Narciso nel bosco, ella è reduce da un abbandono. È stata cacciata dall’Olimpo ed è menomata, nel corpo e nello spirito. È quindi fragile, impaurita e bisognosa di qualcuno che la protegga. A Narciso infatti ella porge le braccia per cercare di avvicinarlo, per necessità di attaccamento, e lui violentemente la respinge perché non sa entrare nel dialogo, non prova empatia verso Eco, piuttosto la percepisce come una minaccia perché egli non la comprende, incapace com’è di riconoscere i sentimenti altrui.

Eco a quel rifiuto perde ancora di più fiducia in sé stessa, affonda nel dolore fino a rinchiudersi in una grotta, ad isolarsi per non dover soffrire di altri contatti. E in quell’isolamento si consuma, evapora, trasforma le sue ossa in pietra e di lei non ne rimarrà che la voce, per l’eternità condannata a ripetere solo i suoni emessi da altri.

Cosa sarebbe accaduto se Eco non avesse incontrato Narciso? Avrebbe riacquistato la propria voce? E se invece di rinchiudersi in una grotta avesse imparato a capirsi riuscendo poi ad esprimersi come persona integra e capace di comunicare i propri spazi e confini?

Non vogliamo trarre una morale e neppure dare risposte.

Entrambi i protagonisti di questo mito ci pongono davanti allo specchio di noi stessi perché, ed almeno di questo ne siamo certi, ognuno di noi qualche volta è stato Narciso e qualche volta Eco.


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Comments

Una risposta a “Eco e Narciso”

  1. Avatar IGS

    Molto bello questo racconto che riscrive il mito e lo trasforma in una domanda psicologica a cui ognuno può dare o arrivare ad una diversa risposta: cosa resta di noi quando nessuno ci ascolta?
    Colpisce anche la spietata costatazione che ognuno di noi è stato eco oppure narciso. Aggiungo che è vero come è vero che è piu semplice riconoscersi in eco.. te ne accorgi.Narciso è piu subdolo, molto spesso lo siamo e non ce ne rendiamo conto.

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